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L’Ambasciatore Ferranti in visita alla missione archeologica italo-armena sull’Altopiano di Shamiram, Aragatsotn

Shamiram 12

L’11 giugno, l’Ambasciatore Alessandro Ferranti si è recato in visita presso il sito archeologico del complesso fortificato di Shamiram e della sua necropoli, tra il monte Ararat e il monte Aragats, nella regione armena di Aragatsotn.
Le attività di ricerca e gli scavi sono condotti congiuntamente da archeologi italiani e armeni, grazie al co-finanziamento dell’ISMEO e dell’Istituto di Archeologia ed Etnografia, dell’Accademia delle Scienze della Repubblica di Armenia, con il patrocinio ed il co-finanziamento del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Il team degli archeologi italiani opera sotto la guida del Professor Roberto Dan dell’ISMEO, specialista dell’archeologia di Urartu e del Caucaso meridionale.
Alcuni scavi precedenti, in gran parte rimasti inediti, avevano evidenziato la complessità storica nell’area, elementi che la missione italiana si impegna, dal 2024, ad approfondire ed integrare.
L’altopiano ospita un’antica area abitata, strategicamente posizionata tra due profonde gole, e protetta da sei linee di fortificazione, ognuna risalente ad una diversa epoca. La datazione dell’intero sito si estende dalla Antica Età del Bronzo (XIV secolo a.C.) al periodo Medievale.
Le fortificazioni sono un’inestimabile testimonianza della stratificazione storica nella regione armena: difatti, al contrario della tradizionale architettura militare del Caucaso Meridionale, in cui le diverse costruzioni si sovrappongono verticalmente, portando al deterioramento delle fascie più antiche, lo sviluppo orizzontale delle cinte murarie offre una eccezionale prospettiva di analisi.
La cinta più interna apparterrebbe alla seconda metà del secondo millennio a.C, mentre la quinta cinta fortificata sarebbe di epoca urartea (VII secolo a.C.). Quest’ultima percorre 320 metri e racchiude un’area di sette ettari, tra le più grandi di questo periodo storico. Il progetto originale prevedeva mura e contrafforti (tipici della civiltà urartea) intervallate da alte torri di avvistamento. L’area circoscritta presenta abitazioni di diverse epoche, che accolgono forni, stalle e ceramiche.
Il progetto archeologico copre altresì la necropoli adiacente, composta da circa cinquemila tombe, segnate sul territorio da circonferenze di pietre disposte ordinatamente. Alcune di queste tombe assumono dimensioni significative, fino a raggiungere i 15 metri di diametro.
La più grande visionata è circondata dall’usuale disegno, arricchito da ulteriori cerchi concentrici di pietre fluviali, spostate nel sito appositamente per l’uso funerario. Ai lati si trovano anche fosse che conservano i corredi funerari dei defunti, presumibilmente composti da ceramiche e sacrifici animali. Oltre ai numerosi resti catalogati dalla squadra di valenti archeologi ed archeologhe, la futura apertura di queste grandi tombe potrebbe svelare un patrimonio decisamente più ampio. Equidistante dalla necropoli e dall’abitato, si trova, poi, un altare rupestre di epoca protostorica, che presenta simboli religiosi legati al cosmo.
Il sito di Shamiram prende il nome dalla leggendaria regina assiro-babilonese Semiramide, il cui mito è parte integrate delle tradizioni persiana, armena e greca. Le leggende armene raccontano che la regina, innamoratasi del re armeno Ara il Bello che l’aveva rifiutata, diede inizio ad una campagna militare contro l’Armenia, che poi vinse e che portò all’uccisione del re. Per evitare la collera dei sudditi che volevano vendicare il loro capo, Semiramide travestì il suo amante da Ara e convinse i nemici che gli dei lo avessero riportato in vita. Al di là del peculiare racconto mitico, la leggenda testimonia la rivalità tra l’esercito assiro e l’esercito urarteo tra il IX e il VII secolo a.C.
La riscoperta e il restauro di questo straordinario patrimonio archeologico rappresenta un contributo di inestimabile valore alla ricostruzione della consapevolezza storica del Paese. Tale processo si fonda su una stretta collaborazione bilaterale, che riconosce nell’Italia un interlocutore naturale e un partner privilegiato nel campo della ricerca archeologica e della conservazione e valorizzazione del patrimonio storico e culturale dell’Armenia.